Lo chef
Bruno Aversa
Una cucina che parte dal mercato e finisce nel piatto senza troppe deviazioni.
Bruno Aversa è cresciuto in mezzo ai tavoli. Il padre Rosario ha fatto ristorazione a Salerno per oltre trent'anni, e la cucina è arrivata prima come casa e poi come mestiere. La formazione è passata anche da cucine importanti, ma l'idea di fondo è rimasta quella imparata da ragazzo: il pesce buono va rispettato, non travestito.
Al Gozzo questo si traduce in un metodo semplice e faticoso. Si va al mercato la mattina, si sceglie quello che c'è davvero, si costruisce la giornata su quello. La carta resta corta per scelta e ruota con le stagioni. I fuori carta sono la parte più interessante della serata. Le cotture sono delicate, a coccolare la materia prima di alta qualità; si condisce il giusto, e quando un piatto funziona con tre ingredienti non se ne aggiunge un quarto.
Accanto alla cucina c'è la cantina, che non è un accessorio: oltre 300 etichette scelte per stare accanto al mare, non per riempire uno scaffale. È da questo incontro — un piatto di pesce buono e un bicchiere giusto — che nasce il nome del ristorante: il gozzo è la barca da pesca piccola e solida con cui si esce ogni giorno, non quella delle grandi traversate.
“Il pesce buono non ha bisogno di essere travestito.”
Il ristorante
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